7-10 giorni per scoprire Oahu, dalle spiagge di Waikiki alla North Shore, passando per crateri, baie, surf, storia e quella parte dell’isola che si scopre solo quando si esce un po’ dalla strada già scritta.

Il mio itinerario di Oahu in 7 giorni

GIORNO 1
Waikiki → Fort DeRussy → tramonto sulla spiaggia

GIORNO 2
Diamond Head → Hanauma Bay → costa sud-est

GIORNO 3
Makapuʻu Point → Waimanalo → Kailua

GIORNO 4
Koko Crater → mare → pomeriggio libero

GIORNO 5
Pearl Harbor → Honolulu → Waikiki

GIORNO 6
North Shore → Laniakea → spiagge e surf

GIORNO 7
Dole Plantation → Mokuleia → costa nord-occidentale

Se hai 10 giorni

GIORNO 8
Waimanalo → Kailua → Windward Coast

GIORNO 9
North Shore, questa volta senza fretta

GIORNO 10
Nessun programma. Torna dove hai lasciato un pezzo di cuore.

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Ti racconto dove sono stata, cosa rifarei, cosa farei diversamente e soprattutto la mia Oahu fuori dai sentieri battuti.


Oahu: le mie Hawaii fuori dai sentieri battuti

Ho vissuto un mese alle Hawaii, spostandomi tra Oahu, Maui e Kauai.

E se c’è una cosa che ho capito è che le Hawaii sono molto, molto di più dell’immagine perfetta che abbiamo tutti in testa: collane di fiori, surfisti, palme e tramonti sull’oceano.

Bisogna uscire un po’ dalle rotte più scontate. Prendere una macchina, infilare le scarpe da trekking, fermarsi nelle spiagge dove non avevi programmato di fermarti e, soprattutto, concedersi tempo.

Partiamo da Oahu, l’isola più popolata dell’arcipelago e quella di Honolulu e Waikiki. Probabilmente la più turistica delle Hawaii, ma anche un’isola capace di cambiare completamente faccia nel giro di pochi chilometri.

Waikiki e Fort DeRussy: sentirsi un po’ local

La mia base era Waikiki, a pochissimi metri dalla spiaggia.

Sì, è turistica. Molto turistica.

Hotel, negozi, ristoranti, surfisti, gente ovunque. Ma sarebbe ingiusto liquidarla per questo: Waikiki rimane bellissima e ha un’energia tutta sua.

La mia spiaggia, però, era Fort DeRussy.

Ci andavo così spesso che dopo un po’ era diventata semplicemente “la mia spiaggia”. Qui incontravo ragazzi che vivevano sull’isola, studenti e persone che a Oahu non erano in vacanza.

Ed è forse lì che ho iniziato a sentirmi un po’ meno turista.

Una curiosità: Waikiki non è sempre stata il quartiere di hotel che vediamo oggi. Il suo nome viene generalmente interpretato come “acqua che sgorga”, richiamando le sorgenti e le zone umide che un tempo caratterizzavano questa parte dell’isola.

Ed è proprio davanti a questo mare che è cresciuto Duke Kahanamoku, campione olimpico e una delle figure che hanno contribuito maggiormente a diffondere il surf hawaiano nel mondo.

Waikiki di notte
La statua di Duke Kahanamoku a Waikiki

Diamond Head: dentro un antico vulcano

È probabilmente uno dei trekking più famosi di Oahu e sì, Diamond Head merita.

Quello che stai scalando è il bordo di un cratere vulcanico formatosi centinaia di migliaia di anni fa.

Il suo nome hawaiano è Lēʻahi. Il nome Diamond Head arrivò invece nell’Ottocento, quando alcuni marinai britannici scambiarono i cristalli presenti nella roccia per diamanti.

Spoiler: non lo erano.

La salita non è lunghissima e dall’alto la vista su Honolulu, Waikiki e sull’oceano ripaga completamente della fatica.

Satya a Diamond Head

Koko Crater: quella volta che decisi di complicarmi la vita

Poi c’è Koko Crater, o Koko Head.

E qui il livello cambia.

La salita classica segue le vecchie traverse di una ferrovia militare e sembra praticamente una scala infinita che sale verso il cielo.

Quelle rotaie furono realizzate dall’esercito americano durante la Seconda guerra mondiale per raggiungere le installazioni militari sulla cima.

Io, ovviamente, non sono salita dalla parte normale.

Avevo trovato su Unreal Hawaii un percorso alternativo sull’altro versante e ho deciso che quella sarebbe stata un’ottima idea.

Ricordo ancora la salita, il paesaggio e quella meravigliosa sensazione di essere completamente fuori dalle rotte.

Sono poi scesa lungo le famose traverse.

Oggi però lo racconto come un mio ricordo, non come un’indicazione da seguire. Percorsi, accessi e condizioni possono cambiare: restate sui tracciati autorizzati e rispettate sempre cartelli, chiusure e indicazioni locali.

Essere off the beaten path non significa fare stupidaggini.

Satya seduta sulla parete ALOHA a Koko Head
Le traverse della salita a Koko Crater

Hanauma Bay: snorkeling dentro un antico cratere

Una delle immagini che associo immediatamente a Oahu è Hanauma Bay.

Una baia quasi perfetta, nata all’interno di un antico cratere vulcanico e diventata uno dei luoghi simbolo dell’isola per lo snorkeling.

Ma Hanauma Bay non è semplicemente una spiaggia.

È un’area naturale protetta con un ecosistema estremamente delicato e proprio per questo gli accessi sono regolamentati.

Qui la natura non è lo sfondo della vacanza.

È la protagonista.

Hanauma Bay e il paesaggio vulcanico di Oahu

Makapuʻu Point: l’oceano che sembra non finire mai

Continuando verso la costa orientale si arriva a Makapuʻu Point.

Il sentiero sale sopra il faro e regala una di quelle viste sull’oceano che alle Hawaii sembrano quasi normali finché non torni a casa e capisci che normali non lo erano affatto.

Durante la stagione giusta questo tratto di costa è anche uno dei punti da cui si possono avvistare le megattere.

Waimanalo: quando Oahu cambia completamente faccia

Poi c’è Waimanalo.

Ed è uno dei posti che mi ha fatto capire quanto sia sbagliato pensare a Oahu soltanto come Honolulu e Waikiki.

Sabbia chiara, montagne verdissime alle spalle e un’acqua dalle sfumature quasi irreali.

Il ritmo cambia.

Meno resort, meno caos, più vita locale.

Kailua: l’altra Oahu

Poco più a nord c’è Kailua, un’altra zona che ho amato.

Qui la giornata può tranquillamente essere: bicicletta, spiaggia, qualcosa da mangiare e di nuovo mare.

Davanti alla costa compaiono le piccole isole Nā Mokulua, una delle immagini che più associo a questo lato di Oahu.

Se tornassi sull’isola, è una delle zone in cui sceglierei di fermarmi qualche giorno.

Le isole Mokulua viste dalla spiaggia

North Shore: Laniakea e le tartarughe

Poi bisogna andare a nord.

Perché non puoi dire di aver visto davvero Oahu senza aver attraversato la North Shore.

Una delle mie tappe è stata Laniakea Beach, conosciuta per le honu, le tartarughe marine verdi hawaiane.

Guardatele, fotografatele, innamoratevene.

Ma da lontano.

Sono animali protetti e alle Hawaii il rispetto della natura dovrebbe venire sempre prima della fotografia perfetta.

Mokuleia: quando la strada si svuota

Proseguendo verso ovest si arriva verso Mokuleia.

Qui Oahu cambia di nuovo.

La costa diventa più selvaggia, i turisti diminuiscono e arriva quella sensazione che amo particolarmente: essere finita in un posto in cui non avevo necessariamente programmato di arrivare.

Dole Plantation: sì, sono andata anche lì

E poi sì.

Sono stata alla Dole Plantation.

Turistica? Assolutamente sì.

Ma può essere una tappa divertente durante il giro dell’isola e soprattutto permette di scoprire qualcosa sulla storia dell’ananas, che ha avuto un ruolo enorme nell’economia e nella storia moderna delle Hawaii.

Quindi prendete pure il vostro gelato all’ananas.

Io non vi giudicherò.

Pearl Harbor: qui il viaggio cambia tono

Ci sono luoghi che visiti per la loro bellezza e altri nei quali entri sapendo che l’esperienza sarà completamente diversa.

Pearl Harbor appartiene alla seconda categoria.

Essere fisicamente nel luogo dell’attacco del 7 dicembre 1941 dà una dimensione completamente diversa a qualcosa che abbiamo studiato tutti sui libri.

Il momento più forte è l’USS Arizona Memorial, costruito sopra il relitto della nave.

Qui prendetevi tempo.

Non è una tappa da spuntare da una lista.

Crouching Lion: uno dei panorami che non dimentico

E infine c’è un posto che fa parte dei miei ricordi di Oahu ma sul quale voglio essere molto chiara.

Sono salita al Crouching Lion.

Ricordo ancora quella vista assurda: montagne verdissime che sembravano precipitare direttamente nell’oceano e sotto di me la costa di Kahana.

Uno di quei momenti in cui ti fermi e pensi:

“Ma io sono veramente qui?”

Oggi quell’esperienza rimane però esattamente questo: un mio ricordo.

L’area e i sentieri associati al Crouching Lion hanno avuto chiusure, restrizioni e seri problemi di sicurezza. Per questo non vi darò indicazioni per raggiungerlo né consiglio di percorrere sentieri chiusi o non autorizzati.

Perché uscire dai sentieri battuti non significa ignorare i divieti.

Significa essere curiosi.

Prendere quella strada che non avevi programmato. Fermarti in un posto perché ti piace la luce. Parlare con qualcuno che vive lì. Cercare la storia dietro ciò che stai guardando.

Ed è esattamente così che ricordo Oahu.

Non soltanto Waikiki.

Ma vulcani, oceano, tartarughe, montagne, storia, surf, strade percorse senza sapere esattamente dove mi avrebbero portata e quella luce delle Hawaii che, ancora oggi, non sono riuscita a trovare da nessun’altra parte.

Oahu è stata la mia porta d’ingresso alle Hawaii.

E dopo un mese tra queste isole ho capito una cosa:

alle Hawaii non basta arrivare. Bisogna avere il tempo di lasciarsi portare.

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