Un convento, un chiostro rinascimentale e le tracce della famiglia che trasformò Piombino nella capitale di un piccolo Stato.

Quando raccontiamo la Piombino antica parliamo quasi sempre di mura.

Torrione.

Rivellino.

Castello.

Leonardo da Vinci.

Assedi.

Ma una città medievale non viveva soltanto dentro le proprie fortificazioni.

Pregava.

Seppelliva i propri morti.

Celebrava matrimoni.

Commissionava opere d’arte.

Costruiva chiese.

E se vogliamo capire davvero la Piombino degli Appiani dobbiamo entrare anche in uno dei suoi luoghi religiosi più importanti:

Sant’Antimo.

UNA CHIESA NEL CUORE DELLA CITTÀ

La Concattedrale di Sant’Antimo si trova all’interno del centro storico.

La sua storia è strettamente intrecciata con quella della città e con le trasformazioni che interessarono Piombino tra Medioevo e Rinascimento.

L’edificio che osserviamo oggi è il risultato di interventi avvenuti in epoche diverse.

Ed è proprio questo a renderlo interessante.

Sant’Antimo non racconta un solo momento.

Racconta una città che cambia.

UNA CHIESA CHE NON SI È SEMPRE CHIAMATA SANT’ANTIMO

C’è un dettaglio che pochi conoscono.

L’attuale Concattedrale di Sant’Antimo non ha sempre avuto questo nome.

La chiesa, costruita nel 1377, era originariamente legata alla presenza degli Agostiniani.

Nel corso dei secoli conobbe trasformazioni architettoniche e cambiamenti nella propria dedicazione.

Fu durante l’età napoleonica, con le riorganizzazioni ecclesiastiche promosse sotto il governo dei Baciocchi, che il titolo di Sant’Antimo passò all’attuale edificio.

Prima apparteneva all’antica chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali, situata nella zona della Marina.

È una storia interessante perché collega due luoghi apparentemente distinti della città: la Concattedrale e l’antico porto.

E racconta come anche i nomi degli edifici possano cambiare insieme alla storia.

GLI APPIANI E LA NUOVA PIOMBINO

Alla fine del Trecento accade qualcosa destinato a cambiare completamente la storia cittadina.

Nel 1399 Gherardo Appiani cede Pisa ai Visconti, mantenendo per sé Piombino e altri territori.

Nasce così la signoria degli Appiani.

Piombino diventa progressivamente il centro politico di un piccolo Stato.

E la presenza della famiglia dominante lascia inevitabilmente tracce anche nell’architettura religiosa.

La città non deve soltanto essere difesa.

Deve rappresentare il proprio prestigio.

ANDREA GUARDI

Nel Quattrocento compare un nome che incontreremo più volte passeggiando per Piombino:

Andrea Guardi.

Scultore e architetto fiorentino, lavorò per gli Appiani e contribuì a trasformare il volto monumentale della città.

Il suo nome è legato alla Cittadella.

Alla Cappella di Sant’Anna.

E agli interventi artistici realizzati per la corte piombinese.

Anche Sant’Antimo conserva testimonianze riconducibili a questa stagione artistica.

Ed è qui che comprendiamo qualcosa di importante.

Piombino non era ai margini del Rinascimento toscano.

La piccola corte degli Appiani chiamava artisti.

Commissionava opere.

Costruiva una propria immagine.

IL CHIOSTRO

Il chiostro rinascimentale è attribuito ad Andrea Guardi e viene generalmente datato intorno al 1470.

Uno degli spazi più suggestivi del complesso è il chiostro.

Entrarvi significa lasciare per qualche momento le strade del centro storico ed entrare in uno spazio completamente diverso.

Raccolto.

Ordinato.

Silenzioso.

Il chiostro permette anche di immaginare la presenza conventuale legata alla chiesa e una dimensione quotidiana che non aveva niente a che vedere con eserciti e fortificazioni.

Mentre fuori si decidevano alleanze e successioni, qui la giornata era scandita da altri ritmi.

UNA CITTÀ DEI VIVI E DEI MORTI

Le chiese medievali e rinascimentali erano anche luoghi legati alla memoria familiare.

Sepolture.

Monumenti funebri.

Cappelle.

Stemmi.

La morte non veniva allontanata dalla vita quotidiana come avviene spesso nelle città contemporanee.

Era dentro la città.

Dentro le chiese.

Dentro la memoria delle famiglie.

E per una dinastia come quella degli Appiani, il rapporto tra religione e rappresentazione del potere era particolarmente importante.

GUARDATE I DETTAGLI

Sant’Antimo non è una chiesa da attraversare velocemente.

Guardate le opere.

Gli elementi architettonici.

Gli stemmi.

Il chiostro.

Provate a individuare le diverse fasi della costruzione.

Perché qui la storia non è contenuta in un singolo oggetto.

È stratificata.

Proprio come Piombino.

POI ANDATE ALLA CITTADELLA

E questo è il percorso che consiglio.

Dopo Sant’Antimo raggiungete la Cittadella.

Entrate nella Cappella di Sant’Anna.

Osservate il linguaggio rinascimentale di Andrea Guardi.

Pensate alla corte degli Appiani.

Poi tornate mentalmente alla chiesa.

I due luoghi cominciano a parlarsi.

Uno racconta la dimensione religiosa della città.

L’altro quella della corte.

Insieme raccontano la Piombino del Quattrocento.

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A Piombino siamo abituati a guardare le mura.

Forse perché sono grandi.

E perché una fortezza è difficile da ignorare.

Sant’Antimo racconta invece una storia più silenziosa.

Quella di una città che mentre costruiva bastioni e preparava cannoni commissionava anche sculture, pregava nei chiostri e cercava un posto nel grande Rinascimento italiano.

Perché Piombino non era soltanto una fortezza sul mare.

Era una piccola capitale.


FONTI E APPROFONDIMENTI

Mauro Carrara, Piombino: frammenti dal passato, Consiglio regionale della Toscana, 2015, capitolo «Concattedrale di S. Antimo Martire».

Regione Toscana – Visit Tuscany, scheda «Concattedrale di Sant’Antimo a Piombino».

Ministero della Cultura, scheda «Museo di arte sacra Andrea Guardi – Città di Piombino».

Il Ministero della Cultura conferma inoltre l’importanza delle opere marmoree di Andrea Guardi conservate nella Concattedrale.

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