Dove oggi troviamo campi, strade e spiagge, un tempo si estendeva un grande paesaggio d’acqua. La storia poco conosciuta della pianura di Piombino.
C’è una cosa che probabilmente non sapete di Piombino.
Una cosa che, quando l’ho scoperta, mi ha fatto guardare tutta la costa orientale in modo diverso.
Un tempo, nella pianura di Piombino, esisteva un lago.
Non un piccolo stagno.
Non una pozza d’acqua.
Ma un vasto sistema di aree paludose e lagunari conosciuto storicamente come Lago di Piombino.
E il paesaggio che oggi attraversiamo per raggiungere la Sterpaia era completamente diverso.
IMMAGINATE DI CANCELLARE LE STRADE
Provate a fare un esercizio.
Pensate alla pianura tra Piombino e le colline dell’entroterra.
Alle strade.
Ai campi.
Alle aziende agricole.
Agli accessi al mare.
Adesso cancellate tutto.
O quasi.
Immaginate un paesaggio fatto di acqua.
Canali.
Acquitrini.
Boschi.
Terreni che durante l’anno potevano cambiare aspetto.
Zone difficili da attraversare.
E un territorio nel quale l’acqua condizionava ogni attività umana.
Era questa, per secoli, una parte della pianura piombinese.
IL LAGO DI PIOMBINO
Il cosiddetto Lago di Piombino occupava una porzione importante della pianura costiera.
Non dobbiamo immaginarlo necessariamente come un lago moderno, con rive nette e una superficie sempre uguale.
Era un sistema di zone umide.
Acque basse.
Aree paludose.
Canali.
Terreni periodicamente allagati.
Un paesaggio tipico delle pianure costiere della Maremma.
Parlare di “lago” è una semplificazione.
Le fonti parlano anche di stagno e di padule: all’origine una laguna costiera, separata dal mare da un cordone sabbioso, che col tempo si è trasformata in palude.
Lago, laguna e palude descrivono quindi aspetti e fasi diverse dello stesso ambiente.
La sua estensione e le sue caratteristiche cambiarono nel tempo.
Ma la presenza dell’acqua fu per secoli uno degli elementi dominanti.
UNA TERRA DIFFICILE DA ABITARE
Oggi associamo la Maremma a paesaggi bellissimi.
Campagne.
Borghi.
Mare.
Agriturismi.
Ma per molto tempo vaste porzioni della Maremma furono considerate territori difficili.
Le paludi favorivano la presenza delle zanzare che trasmettevano la malaria.
Le condizioni sanitarie erano spesso precarie.
I terreni non sempre potevano essere coltivati.
Gli spostamenti erano complicati.
E la popolazione doveva adattarsi a un ambiente nel quale l’acqua era contemporaneamente una risorsa e un problema.
MA IL LAGO PRODUCEVA RICCHEZZA
Questo è il dettaglio che rende la storia ancora più interessante.
Perché le paludi non erano soltanto un ostacolo.
Erano anche una risorsa economica.
Nell’area si praticavano la pesca.
La caccia.
La pastorizia.
La produzione del sale.
E perfino la raccolta delle sanguisughe, utilizzate in passato per scopi medici.
Un’economia che oggi può sembrarci lontanissima.
Ma che per secoli ha caratterizzato il territorio.
Il lago e le paludi non erano quindi spazi vuoti.
Erano ambienti utilizzati e conosciuti dalle comunità locali.
LE PRIME BONIFICHE
La trasformazione del territorio non avvenne improvvisamente.
Fu il risultato di interventi distribuiti nell’arco di secoli.
Un primo importante intervento di bonifica venne realizzato in età medicea, nel Cinquecento.
L’obiettivo era migliorare le condizioni idrauliche e rendere utilizzabili nuove porzioni di territorio.
Ma la presenza delle zone umide rimase significativa ancora a lungo.
La grande trasformazione sarebbe arrivata più tardi.
LEOPOLDO II E LA GRANDE BONIFICA
Nell’Ottocento il granduca di Toscana Leopoldo II promosse un vasto programma di risanamento delle pianure maremmane, avviato nel 1828.
Anche il Lago di Piombino venne interessato da importanti opere di bonifica.
Uno dei sistemi utilizzati fu quello della colmata.
Il principio era relativamente semplice.
Si sfruttavano le acque cariche di sedimenti del fiume Cornia.
Facendole entrare nelle aree da bonificare, i materiali trasportati dall’acqua si depositavano progressivamente.
Il terreno si rialzava.
Le zone paludose venivano trasformate.
E il paesaggio cambiava.
Non in pochi giorni.
Ma attraverso un lungo lavoro di ingegneria idraulica, interrotto e ripreso più volte, che si concluse solo dopo la Seconda guerra mondiale.
QUANDO UN LAGO DIVENTA CAMPAGNA
Questa è la parte che trovo più affascinante.
Perché oggi attraversiamo la pianura senza immaginare che una parte del terreno sul quale camminiamo è il risultato di un processo di trasformazione.
L’acqua è stata progressivamente allontanata o regolata.
I terreni sono diventati coltivabili.
Sono nate nuove attività agricole.
Sono stati realizzati collegamenti.
Il territorio ha assunto una nuova organizzazione.
E il lago è scomparso dal paesaggio.
Ma non completamente dalla storia.
LE TRACCE DEL LAGO
Le tracce di quel mondo sopravvivono ancora.
Nella conformazione della pianura.
Nei canali.
Nelle opere idrauliche.
Nei nomi dei luoghi.
Nelle carte storiche.
E negli ambienti naturali che conservano caratteristiche tipiche delle antiche zone umide.
Il Parco Costiero della Sterpaia è uno dei luoghi dai quali partire per comprendere questa trasformazione.
Perché conserva un paesaggio naturale che dialoga ancora con la storia della pianura maremmano-costiera.
LA STERPAIA PRIMA DELLA STERPAIA
Pensate a quanto è cambiato questo territorio.
Prima le paludi.
Poi le bonifiche.
Poi lo sviluppo agricolo.
Successivamente le trasformazioni del Novecento.
L’abusivismo edilizio.
Infine il recupero ambientale e la nascita del parco.
La Sterpaia che conosciamo oggi è il risultato di una storia lunghissima.
Una storia nella quale natura e intervento umano si sono continuamente intrecciati.
E il lago scomparso ne rappresenta uno dei capitoli più sorprendenti.
IL MIO CONSIGLIO
La prossima volta che attraversate la pianura per raggiungere Torre Mozza, Carbonifera o la Sterpaia, guardate il territorio.
Non soltanto il mare davanti a voi.
Guardate i campi.
I canali.
La vegetazione.
Le zone più basse.
Provate a immaginare come doveva apparire tutto questo prima delle bonifiche.
Un paesaggio d’acqua.
Di paludi.
Di boschi.
Di saline.
E di persone che avevano imparato a vivere in un ambiente completamente diverso da quello attuale.
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Ci sono paesaggi che cambiano lentamente.
Altri che vengono trasformati radicalmente dall’uomo.
La pianura di Piombino appartiene a entrambi.
Per secoli è stata dominata dall’acqua.
Poi è diventata campagna.
E oggi custodisce una delle coste più belle della Toscana.
Ma sotto la geografia contemporanea continua a esistere la memoria di un mondo scomparso.
Perché prima delle strade, dei campi e delle spiagge, qui c’era un lago.

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