La battaglia del 10 settembre, i bombardamenti, i rifugi sotterranei e la Resistenza: la storia di una città Medaglia d’Oro al Valor Militare.
C’è una storia di Piombino che forse non raccontiamo abbastanza.
Una storia che non parla di Etruschi.
Non parla di Leonardo da Vinci.
E nemmeno degli Appiani.
Parla di operai.
Marinai.
Soldati.
Cittadini.
E di una città che, nel settembre del 1943, decise di opporsi alle truppe tedesche.
Una delle prime battaglie della Resistenza italiana si combatté proprio a Piombino.
E questa è una storia che dovremmo conoscere tutti.
8 settembre 1943: l’Italia cambia improvvisamente
L’8 settembre viene annunciato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati.
Il Paese precipita nel caos.
Le forze armate italiane ricevono ordini contraddittori.
Molti comandi non sanno come comportarsi.
I tedeschi, fino a quel momento alleati dell’Italia fascista, diventano improvvisamente una forza ostile.
Anche Piombino si trova in una situazione difficilissima.
La città ha un porto strategico.
Un importante apparato industriale.
E numerose postazioni militari lungo la costa.
Controllarla significa controllare uno dei principali collegamenti con l’Isola d’Elba e il Tirreno.
10 settembre: arrivano le navi tedesche
Il 10 settembre alcune unità navali tedesche chiedono di entrare nel porto di Piombino.
La situazione diventa immediatamente tesa.
I militari italiani non hanno una linea di comando chiara.
Ma la popolazione comprende il pericolo.
Operai, portuali e cittadini cominciano a mobilitarsi.
E chiedono che la città venga difesa.
Non è una decisione semplice.
L’Italia è nel caos.
I tedeschi sono militarmente organizzati.
E nessuno può sapere come finirà.
La battaglia di Piombino
Nelle ore successive la tensione si trasforma in combattimento.
Partecipano reparti della Marina e dell’Esercito.
Le batterie costiere entrano in azione.
Anche numerosi civili contribuiscono alla difesa.
Gli scontri coinvolgono il porto e le unità navali presenti.
Le forze tedesche subiscono perdite importanti.
Diverse imbarcazioni vengono affondate o danneggiate.
E le unità superstiti sono costrette a ritirarsi.
Piombino riesce a respingere l’attacco.
Un risultato straordinario in un momento nel quale gran parte dell’apparato militare italiano era paralizzato dall’incertezza.
Ma la guerra non finisce
La vittoria del settembre 1943 non significa la liberazione definitiva della città.
La situazione militare cambia rapidamente.
Le forze tedesche consolidano il controllo del territorio.
Piombino entra così in una fase durissima.
Occupazione.
Repressione.
Deportazioni.
Bombardamenti.
E una popolazione costretta a convivere quotidianamente con la guerra.
Le bombe su Piombino
Dal novembre 1943 al giugno 1944 la città subisce ripetuti bombardamenti alleati.
Gli obiettivi principali sono le infrastrutture industriali e portuali, ma vengono colpite anche le abitazioni.
Intere strade subiscono danni gravissimi.
Edifici vengono distrutti.
Famiglie perdono la casa.
E soprattutto molte persone perdono la vita.
L’8 febbraio 1944 un’incursione provoca 53 morti e 29 feriti, secondo la ricostruzione dell’Archivio storico comunale.
È una delle giornate più tragiche di quel periodo.
La città sotto terra
Per proteggersi dai bombardamenti, i piombinesi cercano rifugio nel sottosuolo.
Vengono realizzati e ampliati diversi ricoveri antiaerei.
Tra questi il rifugio del Castello.
Le gallerie diventano luoghi di attesa.
Di paura.
Di speranza.
Immaginate le famiglie che corrono verso gli ingressi.
I bambini.
Il rumore delle sirene.
Il buio.
Le esplosioni.
E l’attesa di poter tornare in superficie.
La notte tra il 12 e il 13 maggio 1944
Uno degli episodi rimasti più profondamente nella memoria cittadina è il bombardamento della notte tra il 12 e il 13 maggio.
Durante l’incursione viene colpito l’imbocco del rifugio di piazza Umberto I.
La tragedia coinvolge persone che avevano cercato protezione proprio nel luogo che avrebbe dovuto salvarle.
È una delle pagine più dolorose della storia contemporanea di Piombino.
E merita di essere ricordata.
La Resistenza e la Liberazione
Intanto nel territorio si organizzano formazioni partigiane.
La Resistenza coinvolge uomini e donne che scelgono di opporsi all’occupazione nazifascista.
Le formazioni partigiane operano anche nella Maremma.
E contribuiscono alla liberazione del territorio.
Piombino viene liberata il 25 giugno 1944.
Nella motivazione ufficiale della Medaglia d’Oro viene richiamato il periodo fino al 26 giugno, a testimonianza delle operazioni che interessarono anche i territori circostanti.
Una città Medaglia d’Oro al Valor Militare
Il 28 luglio 2000 Piombino riceve la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Un riconoscimento che ricorda il coraggio della popolazione durante la battaglia del settembre 1943, i sacrifici dell’occupazione e il contributo alla Resistenza.
Il presidente Carlo Azeglio Ciampi volle consegnare personalmente l’onorificenza alla città.
Un gesto dal forte valore simbolico.
Perché quella battaglia non appartiene soltanto alla storia locale.
Appartiene alla storia della Resistenza italiana.
Dove cercare oggi questa storia
La Seconda guerra mondiale ha lasciato tracce in molti luoghi di Piombino.
A Punta Falcone, nelle strutture della batteria costiera.
Nel Castello, con la storia dei rifugi antiaerei.
Nel porto, teatro degli scontri del settembre 1943.
E nella memoria di una città che ha attraversato uno dei periodi più difficili della propria storia.
CONTINUA A SCOPRIRE
→ IMPERDIBILI | Calamoresca e Punta Falcone
→ CURIOSITÀ | L’osservatorio astronomico nato da una postazione militare
→ RADICI | Il Castello di Piombino
→ RADICI | Piombino prima delle acciaierie
Quando raccontiamo Piombino parliamo spesso del suo passato industriale.
Dei suoi monumenti.
Del suo mare.
Ma c’è anche una città che nel settembre del 1943 trovò il coraggio di resistere.
Una città che pagò un prezzo altissimo durante la guerra.
E che contribuì alla propria liberazione.
Questa è una parte delle nostre radici che non possiamo permetterci di dimenticare.


Pingback:CALAMORESCA E PUNTA FALCONE: DOVE PIOMBINO NASCONDE LA SUA ANIMA PIÙ SELVAGGIA