Una baia, un promontorio vulcanico, le fortificazioni della Seconda guerra mondiale e un osservatorio astronomico affacciato sull’Isola d’Elba.

Se pensate che Piombino sia soltanto un porto e qualche acciaieria, probabilmente non siete mai stati a Calamoresca.

E soprattutto non siete mai saliti a Punta Falcone.

Perché a pochi minuti dal centro della città esiste un luogo dove la natura sembra essersi ripresa tutto.

Il mare diventa trasparente.

La costa si fa rocciosa.

La macchia mediterranea arriva fino alle scogliere.

E davanti a voi compare l’Isola d’Elba.

Ma la cosa più incredibile è che questo promontorio non custodisce soltanto un paesaggio straordinario.

Custodisce una parte della storia militare di Piombino. E persino un osservatorio astronomico.

Calamoresca: la baia che non ti aspetti

Calamoresca è una delle spiagge più amate dai piombinesi.

Una baia raccolta, incastonata tra le rocce e la vegetazione del promontorio.

Il mare cambia continuamente colore.

Turchese nelle giornate più limpide.

Blu intenso quando aumenta la profondità.

Argentato quando soffia il vento.

E poi c’è il panorama.

L’Elba sembra vicinissima.

Non è un’impressione del tutto sbagliata.

Punta Falcone è infatti uno dei punti del continente più vicini all’isola, distante circa nove chilometri.

E questa vicinanza, nei secoli, ha avuto un’importanza enorme.

Punta Falcone: un promontorio nato dal mare

Una delle curiosità che preferisco riguarda proprio la sua origine geologica.

Il promontorio è caratterizzato dalla presenza di rocce vulcaniche formatesi in ambiente sottomarino.

Non siamo davanti a un semplice tratto di costa rocciosa.

Stiamo osservando il risultato di processi geologici antichissimi.

E questo spiega anche perché Punta Falcone abbia un aspetto così diverso da altri paesaggi della Val di Cornia.

Scogliere.

Rocce scure.

Vegetazione che cresce tra le pietre.

Piccole insenature.

Un paesaggio che, in alcuni punti, sembra appartenere a un’isola.

Quando Punta Falcone era una postazione militare

Oggi veniamo qui per passeggiare.

Per guardare il mare.

Per fotografare il tramonto.

Ma tra le due guerre mondiali questo luogo venne trasformato in una posizione militare strategica.

Qui fu installata una batteria costiera antinave, conosciuta come Batteria Galeazzo Sommi Picenardi.

Il suo compito era sorvegliare e difendere lo specchio di mare tra Piombino e l’Isola d’Elba.

La posizione era perfetta.

Da Punta Falcone si potevano controllare le navi in transito.

E le strutture militari erano state progettate proprio per sfruttare questa caratteristica.

Le casermette e le strutture della Seconda guerra mondiale

Passeggiando nel parco si incontrano ancora tracce di quel passato.

Postazioni militari.

Ricoveri.

Ambienti sotterranei.

Edifici utilizzati dal personale della batteria.

Le strutture comprendevano quattro cannoni navali, depositi di munizioni, una polveriera e locali destinati ai militari.

C’era persino un sistema di illuminazione notturna del mare.

Una fotoelettrica permetteva di individuare le imbarcazioni durante le ore di buio.

Il sistema era alimentato da un gruppo elettrogeno.

E poi c’era il telemetro.

Uno strumento fondamentale per misurare la posizione delle navi e fornire le informazioni necessarie al tiro dei cannoni.

Pensate a quanto fosse diverso questo luogo ottant’anni fa.

Dove oggi sentiamo il vento e i gabbiani, c’erano militari che scrutavano continuamente l’orizzonte.

La polveriera distrutta

Tra le testimonianze più significative ci sono anche i resti della polveriera.

Secondo la ricostruzione dell’Associazione Astrofili di Piombino, venne fatta esplodere dalle truppe tedesche prima della ritirata.

Un episodio che ricorda quanto questo promontorio fosse coinvolto nelle vicende della Seconda guerra mondiale.

E quanto la guerra abbia lasciato segni anche nei luoghi che oggi consideriamo soltanto naturalistici.

Le riservette: dalla guerra alla cultura

Alcuni ambienti militari sono stati successivamente recuperati e valorizzati.

Tra questi le riservette, un tempo utilizzate per custodire le munizioni.

È una trasformazione che trovo particolarmente significativa.

Spazi costruiti per la guerra che oggi possono ospitare iniziative culturali, installazioni e attività di divulgazione.

Un modo diverso di conservare la memoria.

Non cancellando il passato.

Ma dando a quei luoghi una nuova funzione.

E poi, improvvisamente, le stelle

La trasformazione più sorprendente riguarda però un’altra struttura militare.

Il telemetro.

Quello utilizzato per osservare le navi.

Per calcolarne la posizione.

Per dirigere il tiro dei cannoni.

Negli anni Settanta venne individuato come luogo ideale per realizzare un osservatorio astronomico.

E così nacque l’Osservatorio Astronomico di Punta Falcone.

Pensate al significato di questo cambiamento.

Un edificio costruito per individuare possibili nemici sul mare è diventato un luogo dal quale osservare l’universo.

Difficile immaginare una trasformazione più bella.

Il mio consiglio

Dedicate a Calamoresca e Punta Falcone almeno mezza giornata.

Cominciate con una passeggiata nella baia.

Poi salite verso il promontorio.

Cercate le testimonianze della batteria costiera.

Osservate il paesaggio.

E, se possibile, organizzate una visita all’osservatorio astronomico.

Perché qui potete vivere tre esperienze completamente diverse.

Il mare.

La storia.

E le stelle.

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C’è chi continua a considerare Piombino soltanto il porto per l’Elba.

Io vi consiglio di salire a Punta Falcone.

Guardare il mare.

Scoprire le fortificazioni.

E poi alzare gli occhi verso le stelle.

Perché certe città non hanno bisogno di inventarsi qualcosa di interessante. Devono soltanto imparare a raccontare quello che hanno già.

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