Otto chilometri di sabbia, un bosco sopravvissuto al tempo e una storia incredibile: quando un’intera costa rischiò di diventare privata, Piombino decise di riprendersela.
Immaginate una delle coste più belle della Toscana.
Chilometri di sabbia chiara.
Dune.
Pinete.
Un mare trasparente.
Un bosco che conserva ancora tracce dell’antico paesaggio della Maremma.
Adesso immaginate che tutto questo venga progressivamente occupato da circa duemila costruzioni abusive.
Piccole case.
Recinzioni.
Lotti privati.
Strade improvvisate.
Sembra difficile da credere, soprattutto se oggi conoscete la Sterpaia come uno dei luoghi più belli dove trascorrere una giornata al mare.
Eppure è successo davvero.
Questa è la storia di una spiaggia che Piombino ha dovuto riconquistare.
PRIMA DELLE SPIAGGE C’ERA UNA PALUDE
Per comprendere la Sterpaia dobbiamo tornare molto indietro.
Quando il paesaggio della costa orientale di Piombino era completamente diverso da quello attuale.
Non esistevano gli stabilimenti balneari.
Non esistevano i parcheggi.
E nemmeno le grandi spiagge organizzate che conosciamo oggi.
Una parte consistente del territorio era occupata da zone paludose.
Esisteva addirittura quello che veniva chiamato il Lago di Piombino.
Il paesaggio era formato da acqua, boschi, acquitrini e pochi terreni coltivati.
Un ambiente tipicamente maremmano.
Selvaggio.
Difficile da abitare.
Ma ricchissimo di risorse.
IL LAGO DI PIOMBINO
È uno degli aspetti meno conosciuti della storia del territorio.
Dove oggi troviamo campi, strade e aree turistiche, un tempo si estendevano vaste zone umide.
Il processo di trasformazione cominciò già nel Cinquecento.
Nel 1558 furono realizzati interventi di bonifica promossi dai Medici.
Ma fu soprattutto nell’Ottocento, durante il governo del granduca Leopoldo II di Toscana, che il paesaggio venne profondamente modificato.
Attraverso opere di bonifica e colmata, parte delle aree paludose fu progressivamente trasformata.
E il territorio cominciò ad assumere un aspetto più vicino a quello attuale.
UNA COSTA CHE PRODUCEVA RICCHEZZA
Prima del turismo, la Sterpaia e il territorio circostante erano legati ad attività molto diverse.
Agricoltura.
Pastorizia.
Pesca.
Caccia.
Produzione del sale.
E perfino raccolta delle sanguisughe, utilizzate in passato per scopi terapeutici.
Quest’ultimo dettaglio sembra quasi incredibile.
Eppure racconta perfettamente quanto fosse diverso il rapporto con queste zone umide.
Oggi cerchiamo la Sterpaia per fare il bagno.
Un tempo il suo paesaggio era soprattutto una risorsa economica da sfruttare.
POI ARRIVANO LE CASE ABUSIVE
Facciamo un salto nel Novecento.
La costa diventa sempre più interessante per il turismo estivo.
E comincia una trasformazione che rischia di comprometterne definitivamente il paesaggio.
Il territorio viene suddiviso in circa 2.000 lotti.
Compaiono piccole costruzioni utilizzate per la villeggiatura.
Casette.
Baracche.
Sistemazioni precarie.
Tutto questo nonostante i divieti urbanistici.
Negli anni Ottanta si stima che durante l’estate nell’area soggiornassero circa 10.000 persone.
Provate a immaginarlo.
Un territorio naturale frammentato in migliaia di proprietà e occupazioni.
La costa che progressivamente perde la propria continuità.
Il paesaggio trasformato.
E il rischio concreto che uno dei tratti più belli del litorale diventasse un insieme di piccoli insediamenti privati.
1976: PIOMBINO DECIDE DI REAGIRE
Ed eccoci al momento decisivo.
Nel 1976 il Comune di Piombino avvia un lungo percorso per contrastare l’abusivismo.
L’obiettivo è ambizioso.
Non semplicemente eliminare alcune costruzioni.
Ma recuperare il territorio.
Restituirgli una funzione pubblica.
Trasformarlo in un parco.
Non sarà una battaglia semplice.
Perché nel frattempo il fenomeno ha assunto dimensioni enormi.
Ci sono proprietà da espropriare.
Edifici da demolire.
Contenziosi.
Vincoli.
Interessi economici.
E due condoni edilizi nazionali, nel 1985 e nel 1994, che complicano ulteriormente il quadro.
Ma il progetto va avanti.
1994: LA STERPAIA TORNA A TUTTI
Nel 1994 si completa il percorso degli ultimi espropri.
La Sterpaia torna a essere un territorio destinato alla fruizione collettiva.
Ma rimane ancora un lavoro enorme da fare.
Bisogna eliminare le costruzioni.
Recuperare il paesaggio.
Organizzare gli accessi.
Proteggere la vegetazione.
Creare servizi compatibili con l’ambiente.
1998: LE DEMOLIZIONI SONO COMPLETATE
Nel 1998 viene completata la demolizione delle circa 2.000 costruzioni abusive censite.
È un passaggio storico.
Perché non stiamo parlando soltanto di urbanistica.
Stiamo parlando di una scelta precisa.
Una costa naturale deve poter appartenere a tutti.
La Sterpaia viene inserita nel sistema delle aree naturali protette della Toscana.
E comincia una nuova stagione.
Quella del recupero ambientale.
IL BOSCO DELLA STERPAIA
Ma la Sterpaia non è soltanto una spiaggia.
Alle sue spalle si trova un ambiente naturale straordinario.
Il Bosco della Sterpaia conserva testimonianze dell’antico paesaggio forestale delle pianure maremmane.
È uno degli elementi che rendono questo parco così interessante.
Perché permette di comprendere com’era una parte della costa toscana prima delle grandi trasformazioni agricole e urbanistiche.
Accanto al bosco troviamo dune.
Aree retrodunali.
Zone umide.
Vegetazione adattata alla presenza del sale e del vento.
Un sistema ambientale delicato.
E proprio per questo da proteggere.
OTTO CHILOMETRI DI MARE
Oggi il Parco Costiero della Sterpaia comprende circa otto chilometri di spiagge sabbiose.
Di questi, circa sei chilometri sono destinati alla libera fruizione.
La costa si sviluppa da Perelli verso Torre Mozza.
E attraversa luoghi che molti conoscono singolarmente, senza sapere che appartengono allo stesso grande sistema naturale.
Perelli.
Carlappiano.
Sterpaia.
Mortelliccio.
Il Pino.
Carbonifera.
Torre Mozza.
Una successione di spiagge che racconta l’altra faccia del mare di Piombino.
Quella senza scogliere.
Senza promontori.
Senza calette nascoste.
Ma con chilometri di sabbia e dune.
UN PARCO CHE DEVE ESSERE PROTETTO
Naturalmente il lavoro non è finito nel 1998.
Le dune sono ambienti fragili.
L’erosione costiera continua a rappresentare una delle principali criticità.
Le mareggiate modificano la spiaggia.
La pressione turistica richiede attenzione.
E il cambiamento climatico rende ancora più importante la protezione del litorale.
La Sterpaia non è un paesaggio immobile.
È un ambiente vivo.
Che cambia.
E che ha bisogno di essere tutelato.
IL MIO CONSIGLIO
Non limitatevi ad arrivare al parcheggio e correre verso il mare.
Attraversate lentamente gli accessi.
Guardate la vegetazione.
Osservate le dune.
Cercate il bosco.
Provate a immaginare che, dove oggi camminate liberamente, un tempo si trovavano costruzioni e recinzioni.
E ricordatevi che questo paesaggio non si è conservato per caso.
È il risultato di una scelta.
E di una lunga battaglia.
CONTINUA A SCOPRIRE
→ FUORI ROTTA | Tutte le spiagge della Sterpaia: da Perelli a Torre Mozza
→ FUORI ROTTA | Torre Mozza è Piombino!
→ RADICI | Piombino, la città tra due mari
→ FUORI ROTTA | La costa segreta di Piombino
Ci sono spiagge che diventano famose per il colore del mare.
Altre per la sabbia.
Altre ancora per il panorama.
La Sterpaia ha tutte queste cose.
Ma possiede qualcosa in più.
Una storia che parla di ambiente, scelte collettive e diritto a vivere il proprio territorio.
Una storia che dovremmo raccontare molto più spesso.
Perché la Sterpaia non è soltanto una delle spiagge più belle di Piombino.
È una spiaggia che Piombino si è ripresa.

Pingback:DA PERELLI A TORRE MOZZA: TUTTE LE SPIAGGE DELLA STERPAIA
Pingback:LA COSTA SEGRETA DI PIOMBINO: IL MARE CHE NON TI ASPETTI
Pingback:TORRE MOZZA È PIOMBINO!
Pingback:TORRE DEL SALE: QUANDO PIOMBINO PRODUCEVA L’ORO BIANCO
Pingback:IL LAGO SCOMPARSO DI PIOMBINO
Pingback:RIOTORTO: L’ALTRA PIOMBINO