Nel 1448 uno dei sovrani più potenti del Mediterraneo arrivò davanti alle mura di Piombino.
Voleva conquistarla.
Pensava di poter piegare una piccola città strategicamente importantissima.
Ma quasi tre mesi dopo dovette ritirarsi.
E quella città era governata anche da una donna.
Si chiamava Caterina Appiani.
Questa è la sua storia.
Piombino non era una città qualunque
Nel Quattrocento Piombino era uno Stato indipendente.
Piccolo, certo.
Ma collocato in una posizione straordinariamente importante.
Controllava un tratto di costa strategico.
Guardava l'Isola d'Elba.
Aveva un porto prezioso per i collegamenti marittimi.
E proprio per questo attirava le ambizioni di potenze molto più grandi.
Tra queste c'era il Regno di Napoli, governato da Alfonso V d'Aragona.
Chi era Caterina Appiani?
Caterina apparteneva alla famiglia che governava Piombino dalla fine del Trecento.
Era figlia di Jacopo II Appiani e di Paola Colonna.
Dopo la morte del padre, la successione al governo della città divenne una questione delicata.
Caterina si trovò al centro di un sistema di alleanze e rivalità familiari.
Nel 1445, alla morte della madre Paola Colonna, assunse la signoria insieme al marito Rinaldo Orsini.
E qui la storia si complica.
Perché il potere degli Appiani faceva gola anche ad altri membri della famiglia.
In particolare a Emanuele Appiani, che rivendicava la successione.
La disputa interna avrebbe contribuito a rendere Piombino ancora più vulnerabile alle ambizioni esterne.
Il re che voleva Piombino
Nel giugno del 1448 Alfonso d'Aragona avviò l'assedio.
Non era una semplice spedizione contro una cittadina fortificata.
Era un'operazione con importanti implicazioni politiche e militari.
Controllare Piombino significava disporre di un punto strategico sul Tirreno.
Ma la città non si arrese.
La difesa fu guidata militarmente da Rinaldo Orsini.
La popolazione resistette.
Arrivarono aiuti fiorentini.
E le condizioni dell'esercito assediante peggiorarono progressivamente, anche a causa della malaria.
Quasi tre mesi dietro le mura
Provate a immaginare Piombino nell'estate del 1448.
Le mura.
Le artiglierie.
Il mare sorvegliato.
La paura.
Le notizie che arrivano dall'esterno.
La consapevolezza che, se la città fosse caduta, sarebbe cambiato il destino dello Stato.
L'assedio durò dal 23 giugno all'11 settembre 1448.
Alla fine Alfonso dovette rinunciare alla conquista.
Piombino aveva resistito.
Non significa che la guerra non abbia avuto conseguenze territoriali e politiche.
Ma il risultato fondamentale rimane.
Il re non riuscì a prendere la città.
E Caterina?
Quando raccontiamo l'assedio, il nome che emerge più spesso è quello di Rinaldo Orsini.
Ed è comprensibile.
Fu lui a guidare la difesa militare.
Ma Caterina era la signora di Piombino.
Il suo diritto dinastico era parte essenziale della questione politica.
La sua famiglia era al centro delle rivendicazioni sullo Stato.
E la sopravvivenza della signoria riguardava direttamente anche lei.
Non abbiamo motivo di inventarle un ruolo militare che le fonti non documentano.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato cancellarla dal racconto.
Perché senza Caterina non comprenderemmo fino in fondo nemmeno le ragioni politiche dell'assedio.
Una vittoria e un destino difficile
La storia di Caterina non termina con la ritirata degli Aragonesi.
Nel 1450 Rinaldo Orsini morì di peste.
La posizione di Caterina divenne sempre più fragile.
Le pressioni dinastiche continuarono.
Il potere passò progressivamente nelle mani dello zio Emanuele Appiani.
Caterina si ritirò a Scarlino, dove morì nel 1451.
Una conclusione molto diversa dall'immagine trionfale che potremmo associare alla resistenza del 1448.
Ed è proprio questo a rendere la sua storia interessante.
Non è una favola.
È una vicenda di potere, successioni, guerra e vulnerabilità politica.
Dove ritrovare questa storia a Piombino
Comincerei dal Torrione, una delle testimonianze più riconoscibili della Piombino medievale.
Poi attraverserei il centro storico.
Raggiungerei il Castello.
E infine mi fermerei davanti al mare.
Perché è impossibile capire l'assedio del 1448 senza comprendere la posizione geografica della città.
Piombino era piccola.
Ma controllava un passaggio che faceva gola ai grandi poteri del Mediterraneo.
CONTINUA A SCOPRIRE
→ RADICI | L'assedio di Piombino del 1448
→ RADICI | Gli Appiani: quando Piombino era la capitale di uno Stato
→ RADICI | La Piombino fortificata
→ LE DONNE DI PIOMBINO | Simonetta Cattaneo Vespucci
Nel 1448 un re arrivò davanti a Piombino convinto di conquistarla.
Quasi tre mesi dopo se ne andò.
La città era ancora lì.
E tra le persone il cui destino era legato a quella resistenza c'era Caterina Appiani, una donna che merita di tornare dentro il racconto della propria città.



Pingback:Le donne etrusche di Populonia: quelle che sedevano a tavola con gli uomini
Pingback:Elisa Bonaparte: quando la sorella di Napoleone diventò Principessa di Piombino
Pingback:Torrione e Rivellino: la porta di Piombino che ha visto arrivare eserciti e re