Una cala selvaggia, un antico approdo e i resti di un monastero medievale nascosti nel promontorio tra Piombino e Populonia.

Ci sono posti nei quali vai per cercare il mare e finisci per trovare una storia.

Cala San Quirico è uno di questi.

È nascosta lungo il promontorio di Piombino, nel tratto di costa percorso dall’antica Via dei Cavalleggeri.

Niente stabilimenti.

Niente lungomare.

Niente file di ombrelloni.

Solo il mare, le rocce e la macchia mediterranea.

Ma basta allontanarsi un po’ dalla costa per scoprire qualcosa che rende questo posto completamente diverso dalle altre cale del promontorio.

Nel bosco si nascondono i resti di un monastero medievale.

E improvvisamente quella che sembrava soltanto una spiaggia selvaggia diventa una storia lunga quasi mille anni.

Una cala che bisogna andare a cercare

San Quirico non è una spiaggia nella quale si arriva per caso.

Fa parte di quel sistema di piccole cale che interrompono la costa tra Calamoresca e Populonia.

Per raggiungerla bisogna camminare.

Seguire i sentieri.

Attraversare la vegetazione mediterranea.

E progressivamente allontanarsi dalla Piombino urbana.

È proprio questo isolamento a renderla speciale.

Perché dopo un po’ il paesaggio cambia completamente.

Restano il rumore del mare.

Il vento.

Le rocce.

E il bosco.

Difficile immaginare che proprio qui, secoli fa, qualcuno avesse deciso di costruire un monastero.

Nel bosco c’era un monastero

A poca distanza dalla cala si trovano infatti i resti del Monastero di San Quirico.

Il complesso monastico è documentato nel Medioevo e le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire diverse fasi della sua storia.

Non dobbiamo immaginare soltanto una piccola chiesa isolata.

Qui esisteva una vera comunità religiosa.

Una chiesa.

Spazi destinati alla vita monastica.

Ambienti di servizio.

Aree di lavoro.

E un’organizzazione capace di vivere in un luogo che oggi consideriamo remoto.

Perché costruire un monastero proprio qui?

È probabilmente la prima domanda che viene spontanea.

Perché scegliere un promontorio boscoso affacciato sul mare?

Per comprenderlo dobbiamo dimenticare per un momento le nostre strade.

I parcheggi.

Le automobili.

Nel Medioevo il mare era una delle principali vie di comunicazione.

E questo tratto di costa non era necessariamente isolato come appare oggi.

La presenza della cala offriva un possibile punto di approdo.

Il territorio permetteva di utilizzare risorse agricole, boschive e marine.

E poco distante si trovava Populonia, un luogo che continuava ad avere importanza strategica e religiosa anche dopo la fine della grande città antica.

San Quirico era quindi molto più collegato al mondo circostante di quanto il paesaggio attuale potrebbe far pensare.

Monaci davanti al Tirreno

Provate a immaginare questo luogo mille anni fa.

Nessun sentiero escursionistico.

Nessun costume da bagno.

Nessun turista.

Una piccola comunità religiosa vive affacciata sul mare.

Le giornate sono scandite dalla preghiera.

Dal lavoro.

Dalla gestione del territorio.

Dai rapporti con gli insediamenti vicini.

E davanti c’è sempre il Tirreno.

Lo stesso mare che guardiamo oggi.

È questa sovrapposizione che rende San Quirico affascinante.

Perché il paesaggio è rimasto abbastanza selvaggio da permetterci ancora di immaginare quella solitudine.

Un monastero dimenticato

Con il passare dei secoli il complesso perse progressivamente importanza.

Le strutture vennero abbandonate.

Il bosco tornò a occupare gli spazi.

Le mura cominciarono a crollare.

E San Quirico finì lentamente fuori dalla memoria quotidiana.

Oggi rimangono soprattutto resti archeologici.

Muri.

Fondazioni.

Tracce degli edifici.

Segni che, senza conoscere la storia, potremmo attraversare senza comprenderne il significato.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui vale la pena raccontarlo.

La spiaggia sotto il monastero

Poi c’è la cala.

Piccola.

Rocciosa.

Naturale.

Protetta dalla costa del promontorio.

È facile immaginare perché potesse essere importante anche in passato.

Il mare non era soltanto qualcosa da contemplare.

Era una strada.

Permetteva di spostare persone.

Merci.

Notizie.

E probabilmente collegava anche la comunità di San Quirico con altri punti della costa.

La relazione precisa tra monastero e approdo deve essere letta attraverso le evidenze archeologiche, senza trasformare ogni ipotesi in certezza.

Ma una cosa è evidente.

Monastero e mare appartenevano allo stesso paesaggio.

E qui torna Populonia

San Quirico racconta anche un’altra cosa importante.

La storia del promontorio non finisce con gli Etruschi.

È facile pensare:

Populonia = Etruschi.

Piombino = Medioevo e industria.

Ma la realtà è molto più interessante.

Dopo l’età etrusca e romana, questo territorio continuò a essere abitato.

Attraversato.

Controllato.

Coltivato.

Difeso.

E vissuto.

Il monastero di San Quirico è una delle testimonianze che permettono di raccontare proprio questo passaggio.

Dalla Populonia antica al paesaggio medievale.

Un itinerario dentro le epoche

Ed è per questo che la Via dei Cavalleggeri è molto più di un trekking sul mare.

Partite da Calamoresca.

Attraversate un promontorio segnato dalle fortificazioni del Novecento.

Passate da Spiaggia Lunga.

Raggiungete Fosso alle Canne.

Arrivate a San Quirico e trovate un monastero medievale.

Proseguite verso Buca delle Fate attraversando un territorio segnato dalle necropoli etrusche.

Poi raggiungete Populonia.

E infine Baratti.

Pensateci.

In una sola camminata attraversate più di duemila anni di storia.

E nel frattempo potete anche fare il bagno.

Il mio consiglio

San Quirico non è il posto da scegliere se cercate comodità.

È il posto da scegliere se volete scoprire.

Scarpe adatte.

Acqua.

Protezione dal sole.

Tempo.

E soprattutto rispetto.

Per il paesaggio.

Per i resti archeologici.

E per un luogo che conserva il proprio fascino proprio perché non è stato trasformato in una destinazione balneare convenzionale.

Prima di partire controllate sempre lo stato dei sentieri e l’accessibilità.

MISSIONE PER I BAMBINI

Se percorrete questo tratto con bambini più grandi, trasformate la passeggiata in una piccola esplorazione.

Quando arrivate nell’area di San Quirico provate a chiedere:

“Riuscite a capire dove poteva trovarsi una stanza?”

Cercate insieme i muri.

Le forme.

Gli spazi.

Immaginate dove potevano camminare i monaci.

Dove lavoravano.

Da quale punto potevano vedere il mare.

L’archeologia diventa molto più interessante quando smette di essere soltanto “un mucchio di pietre”.

E torna a essere un luogo abitato.

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La cosa più bella di San Quirico è forse proprio questa.

Arrivate pensando di aver trovato una spiaggia nascosta.

Poi entrate nel bosco.

Vedete qualche muro.

Cominciate a farvi delle domande.

E scoprite che quasi mille anni fa qualcuno aveva scelto proprio questo tratto selvaggio del promontorio per vivere.

Pregare.

Lavorare.

E guardare lo stesso mare che abbiamo davanti oggi.

Non male per una deviazione mentre stavate andando a fare il bagno.

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