Assassinii, successioni contese, eserciti e tradimenti: dietro i palazzi di Piombino si nasconde una storia degna di una serie televisiva.

Dimenticate per un momento la Toscana delle ville.

Dei cipressi.

Dei tramonti.

Entriamo nella Piombino del Quattrocento.

Una piccola signoria affacciata sul Tirreno.

Una posizione strategica.

Miniere.

Porti.

L’Isola d’Elba.

Famiglie potenti che la osservano.

E una dinastia che deve continuamente difendere il proprio potere.

Gli Appiani.

Se pensate che la storia di Piombino sia tranquilla, aspettate.

Perché dentro questa famiglia troviamo successioni complicate, congiure, assassinii e donne costrette a difendere lo Stato mentre fuori dalle mura arrivano eserciti.

Benvenuti nella Piombino rinascimentale.

TUTTO COMINCIA NEL 1399

La nascita della signoria piombinese è già una storia politica straordinaria.

Gherardo Appiani appartiene alla famiglia che domina Pisa.

Nel 1399 cede Pisa a Gian Galeazzo Visconti.

Ma conserva per sé Piombino e altri possedimenti.

Nasce una nuova entità politica.

Piccola.

Ma strategicamente importantissima.

Piombino controlla un tratto fondamentale della costa.

Ha rapporti con l’Elba.

Possiede territori e isole.

È inserita nelle rotte del Tirreno.

E questo significa una cosa.

Tutti la vogliono.

ESSERE SIGNORE DI PIOMBINO ERA PERICOLOSO

Gli Appiani devono muoversi in un’Italia nella quale grandi potenze combattono continuamente per territori e influenza.

Firenze.

Siena.

Genova.

Milano.

Napoli.

Lo Stato della Chiesa.

E poi famiglie nobiliari, capitani di ventura e alleanze che possono cambiare rapidamente.

Governare un piccolo Stato significa sopravvivere tra giganti.

Serve diplomazia.

Ma a volte non basta.

1448: CATERINA APPIANI SI TROVA DAVANTI UN ESERCITO

Uno degli episodi più spettacolari arriva nel 1448.

Alfonso V d’Aragona, re di Napoli, assedia Piombino.

La città resiste.

Tra le figure centrali di quella stagione troviamo Caterina Appiani e il marito Rinaldo Orsini.

Piombino non cade.

L’assedio diventerà uno degli episodi simbolici della storia cittadina.

Ed è anche una delle prime occasioni nelle quali una donna della dinastia emerge chiaramente dentro la storia politica e militare dello Stato.

→ RADICI | L’Assedio di Piombino del 1448

→ LE DONNE DI PIOMBINO | Caterina Appiani

MA IL PERICOLO NON ARRIVAVA SOLTANTO DA FUORI

Ed eccoci alla parte più oscura.

Perché in una dinastia il problema non è soltanto difendere il territorio.

Bisogna decidere chi erediterà il potere.

E quando successione, interessi familiari e ambizioni politiche si intrecciano, il risultato può essere esplosivo.

Nel corso del Quattrocento la famiglia Appiani attraversa fasi di forte instabilità.

E Piombino diventa teatro di scontri che non avvengono soltanto sui campi di battaglia.

Avvengono dentro la corte.

Dentro la famiglia.

Dentro la città.

EMANUELE APPIANI

Tra i protagonisti della dinastia troviamo Emanuele Appiani.

La sua vicenda appartiene alla complessa rete di successioni che caratterizzò la signoria nel XV secolo.

Ed è proprio seguendo questi passaggi che comprendiamo quanto fragile potesse essere il potere.

Non esisteva una macchina statale moderna capace di rendere ogni successione automatica.

Un matrimonio poteva cambiare gli equilibri.

Una morte poteva aprire una crisi.

Un erede debole poteva attirare pretendenti.

Un’alleanza poteva salvare una dinastia.

O distruggerla.

JACOPO III E LA CORTE

Con Jacopo III Appiani Piombino conosce una stagione importante.

È a lui che dobbiamo la costruzione della Cittadella nella seconda metà del Quattrocento.

Una vera area di corte.

Palazzo.

Cappella.

Spazi destinati alla famiglia signorile.

Piombino vuole mostrarsi come una piccola capitale rinascimentale.

Ma costruire un palazzo non significa essere al sicuro.

Anzi.

Più cresce il potere, più crescono gli interessi che ruotano intorno alla successione.

JACOPO IV: ARRIVA LEONARDO

Con Jacopo IV Appiani entriamo in un’altra delle stagioni più affascinanti della storia cittadina.

All’inizio del Cinquecento arriva a Piombino Leonardo da Vinci.

Studia il sistema difensivo.

Il porto.

Le fortificazioni.

Il territorio.

Perché?

Perché Piombino continua a trovarsi in una posizione delicatissima.

Le mura non sono semplicemente architettura.

Sono sopravvivenza politica.

→ RADICI | Leonardo da Vinci a Piombino

POI ARRIVA CESARE BORGIA

E se mancava qualcuno a questa storia, eccolo.

Cesare Borgia.

All’inizio del Cinquecento il Valentino porta avanti una politica aggressiva di espansione nell’Italia centrale.

Piombino finisce nel suo mirino.

Nel 1501 Cesare Borgia conquista la città.

Gli Appiani perdono temporaneamente il proprio Stato.

Per qualche anno sembra che la loro storia sia finita.

Poi gli equilibri italiani cambiano ancora.

Muore papa Alessandro VI.

Il potere del Valentino crolla.

E gli Appiani riescono a rientrare.

Se fosse una serie televisiva, probabilmente a questo punto saremmo soltanto alla seconda stagione.

PERCHÉ TUTTI VOLEVANO PIOMBINO?

Guardate una cartina.

Poi guardate il mare da Piazza Bovio.

La risposta diventa evidente.

Piombino controllava una posizione strategica nel Tirreno.

Di fronte aveva l’Elba.

Intorno possedimenti e approdi.

Il territorio era legato a importanti risorse minerarie.

Chi controllava Piombino controllava molto più di una piccola città.

Ecco perché una dinastia apparentemente periferica finisce continuamente dentro la grande politica italiana.

CAMMINATE NEL CENTRO STORICO E CAMBIA TUTTO

Ora tornate nel centro storico.

Guardate Palazzo Appiani.

La Cittadella.

Il Torrione.

Il Castello.

La Rocchetta scomparsa.

Quelle strutture smettono di essere semplicemente “cose antiche”.

Diventano gli scenari di una lotta per il potere.

Qui viveva una corte.

Qui arrivavano ambasciatori.

Qui venivano prese decisioni.

Qui si temevano invasioni.

Qui si costruivano alleanze.

E qui una piccola dinastia cercava di sopravvivere in mezzo alle grandi potenze del Rinascimento.

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→ RADICI | La Cittadella

→ RADICI | La Piombino fortificata

→ ITINERARI | Piombino segreta


La prossima volta che attraversate il centro storico provate a dimenticare per qualche minuto la città di oggi.

Immaginate guardie alle porte.

Principi nei palazzi.

Ambasciatori.

Soldati.

Messaggeri che arrivano a cavallo.

Una donna che difende la città da un re.

Cesare Borgia che conquista lo Stato.

Leonardo da Vinci che studia le mura.

E una famiglia che per secoli cerca disperatamente di conservare il proprio potere.

Poi guardate di nuovo Piombino.

È sempre la stessa città.

Solo che adesso sapete cosa è successo dietro quelle mura.

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