Una piccola città fortificata affacciata sul Tirreno.
Da una parte le sue mura, i suoi abitanti e le truppe chiamate a difenderla.
Dall’altra l’esercito di uno dei sovrani più potenti del Mediterraneo.
Sembra l’inizio di un film.
Invece siamo a Piombino, nel 1448.
E quello che accadde quell’estate è uno degli episodi più incredibili della storia della città.
Per quasi tre mesi Piombino fu assediata dalle forze di Alfonso V d’Aragona, re di Napoli e d’Aragona.
L’obiettivo era conquistarla.
Ma Piombino resistette.
E alla fine fu il re a ritirarsi.
Perché un re voleva conquistare Piombino?
La risposta, ancora una volta, è la geografia.
Guardate una cartina.
Piombino è un promontorio proteso nel Tirreno, davanti all’Isola d’Elba e in posizione strategica rispetto alle rotte marittime.
Oggi pensiamo al Canale di Piombino come allo spazio attraversato quotidianamente dai traghetti.
Nel Quattrocento significava tutt’altro.
Controllare Piombino significava controllare un punto strategico del Tirreno.
E il piccolo Stato degli Appiani faceva gola a potenze molto più grandi.
Tra queste c’era Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo.
Re d’Aragona e re di Napoli.
Un sovrano con ambizioni enormi nel Mediterraneo.
E nell’estate del 1448 decise che Piombino doveva diventare sua.
Dall’altra parte c’erano Caterina Appiani e Rinaldo Orsini
In quel momento Piombino era governata da Caterina Appiani insieme al marito Rinaldo Orsini.
Ed è importante fermarsi un attimo su questo nome.
Caterina apparteneva alla dinastia degli Appiani, la famiglia che aveva trasformato Piombino nel centro di un piccolo Stato indipendente.
Rinaldo era invece un condottiero.
E improvvisamente si trovarono davanti un problema enorme:
un esercito aragonese intenzionato a conquistare la città.
Piombino si preparò a resistere.
Giugno 1448: comincia l’assedio
Le forze di Alfonso arrivarono nel territorio piombinese nel giugno del 1448.
La città venne stretta d’assedio.
Provate a cancellare per un momento la Piombino contemporanea.
Niente strade moderne.
Niente palazzi.
Niente porto industriale.
Immaginate invece una città molto più piccola.
Racchiusa nelle proprie mura.
Con porte controllate.
Torri.
Fortificazioni.
Soldati.
E fuori un esercito nemico.
È in questo momento che monumenti come il Torrione e il Rivellino smettono di sembrare semplicemente “cose antiche”.
Quelle difese servivano davvero.
E nel 1448 vennero messe alla prova.
Ma quanto era grande l’esercito aragonese?
Qui bisogna fare attenzione.
Le cronache e le ricostruzioni storiche riportano cifre differenti sulla consistenza delle forze coinvolte.
Ed è facile trasformare un episodio storico in leggenda aumentando eserciti, cannoni e numeri.
La cosa importante è un’altra.
Lo squilibrio delle forze era enorme.
Da una parte c’era una piccola signoria.
Dall’altra un sovrano che controllava il Regno di Napoli e disponeva di risorse militari enormemente superiori.
Sulla carta il risultato sembrava quasi scontato.
Ma la storia, fortunatamente, non segue sempre la carta.
Piombino resiste
L’assedio continuò durante l’estate.
Gli Aragonesi cercarono di piegare la città.
Piombino resistette.
E nel frattempo arrivarono aiuti anche da Firenze, che aveva tutto l’interesse a impedire che Alfonso consolidasse la propria presenza in quest’area della Toscana.
Quello che poteva sembrare un conflitto locale entrava così dentro un gioco politico molto più grande.
Piombino era piccola.
Ma la sua posizione faceva sì che quello che accadeva qui interessasse potenze decisamente più importanti.
Ed è una costante della sua storia.
Poi arrivò un nemico che nessuno poteva combattere
L’estate avanzava.
L’assedio si prolungava.
E nell’accampamento aragonese cominciarono a pesare sempre di più le difficoltà di approvvigionamento e le malattie.
Le condizioni ambientali del territorio contribuirono a rendere la situazione sempre più difficile per gli assedianti.
Il tempo, che inizialmente sembrava giocare contro Piombino, cominciò lentamente a giocare contro Alfonso.
L’esercito si indeboliva.
La città continuava a resistere.
E l’impresa diventava sempre meno sostenibile.
10 settembre 1448
Dopo quasi tre mesi, Alfonso d’Aragona rinunciò all’assedio.
Le sue truppe si ritirarono.
Piombino non era stata conquistata.
Una piccola città fortificata aveva resistito a uno dei sovrani più potenti del Mediterraneo.
E questo episodio sarebbe rimasto profondamente legato alla memoria cittadina.
LO SAPEVI?
La resistenza del 1448 non fu importante soltanto dal punto di vista militare.
Dimostrò quanto la posizione di Piombino fosse strategicamente rilevante negli equilibri politici dell’Italia del Quattrocento.
Una città che oggi rischiamo di considerare periferica era, in realtà, inserita pienamente nelle tensioni tra le grandi potenze del tempo.
Ma c’è una donna dentro questa storia
Ed è una delle parti che vorrei raccontare di più.
Caterina Appiani.
Quando raccontiamo guerre, assedi e fortezze, i protagonisti diventano quasi automaticamente uomini.
Re.
Condottieri.
Soldati.
Eppure Piombino nel 1448 aveva al centro del proprio potere anche una donna.
Caterina era erede della dinastia Appiani e signora di Piombino.
La sua storia si intreccia inevitabilmente con quella dell’assedio e con Rinaldo Orsini.
Ed è un altro tassello perfetto di una storia più grande che attraversa i secoli:
le donne di Piombino.
Dalle donne del mondo etrusco a Caterina Appiani.
Da Simonetta Cattaneo Vespucci fino a Elisa Bonaparte Baciocchi.
Ma questa è un’altra rotta da seguire.
→ CURIOSITÀ | Le donne di Piombino
Dove si combatté?
Questa è la domanda che rende la storia ancora più interessante.
Perché una parte dei luoghi legati alla città fortificata è ancora davanti ai nostri occhi.
Il Torrione.
Il Rivellino.
Il Castello.
Il sistema delle mura.
Il territorio che circondava la città.
Naturalmente Piombino nei secoli successivi è cambiata profondamente e non possiamo semplicemente sovrapporre la città attuale a quella del 1448.
Ma possiamo ancora camminare dentro alcuni dei luoghi che facevano parte del suo sistema difensivo.
Ed è per questo che conoscere l’assedio cambia completamente il modo in cui li guardiamo.
Guardate il Rivellino e provate a immaginare il 1448
Quando passate davanti al Torrione e al Rivellino fate una cosa.
Fermatevi.
Togliete mentalmente le automobili.
Le strade.
I negozi.
Gli edifici moderni.
Immaginate una città chiusa.
Una porta da difendere.
Soldati sulle mura.
Un esercito accampato fuori.
Per settimane.
Poi mesi.
All’improvviso quella fortificazione che magari avete attraversato centinaia di volte senza pensarci acquista un significato completamente diverso.
È questo che amo della storia.
Non cambia i luoghi. Cambia il nostro modo di guardarli.
Una vittoria che contribuì a cambiare le difese
Il Quattrocento fu un periodo di enorme evoluzione dell’architettura militare.
Le armi da fuoco e l’artiglieria stavano cambiando il modo di assediare e difendere le città.
Le fortificazioni dovevano evolversi.
E Piombino continuò nei decenni successivi a rafforzare e trasformare il proprio sistema difensivo.
Fino ad arrivare, all’inizio del Cinquecento, a un nome che ormai conoscete.
Leonardo da Vinci.
Nel 1502 e poi nel 1504 Leonardo studiò proprio le fortificazioni di Piombino e propose interventi per migliorarle.
A poco più di cinquant’anni dall’assedio di Alfonso d’Aragona, la difesa della città continuava a essere una questione fondamentale.
→ RADICI | Leonardo da Vinci a Piombino
La storia che Piombino dovrebbe raccontare di più
Questa è una di quelle storie che secondo me meriterebbero di essere conosciute molto oltre i confini della città.
Perché contiene praticamente tutto.
Una piccola Signoria.
Una donna al potere.
Un condottiero.
Un re.
Un esercito.
Un assedio.
Fortificazioni.
Alleanze politiche.
Una città che resiste.
E soprattutto racconta qualcosa che spesso dimentichiamo.
Piombino non era ai margini della storia.
Era abbastanza importante perché un re decidesse di conquistarla.
E abbastanza difficile da conquistare da costringerlo, alla fine, a rinunciare.
Il mio consiglio
Se volete seguire questa storia nella Piombino di oggi, partite dal Torrione e dal Rivellino.
Proseguite verso il Castello.
Camminate lungo ciò che resta della città storica.
Poi raggiungete Piazza Bovio e guardate il mare.
Perché tutto parte da lì.
Dalla posizione.
Dal Canale di Piombino.
Dall’Elba davanti.
Da quel piccolo promontorio che per secoli è stato molto più importante di quanto le sue dimensioni lasciassero immaginare.
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→ RADICI | La Piombino fortificata
Mura, torri e fortezze di una città contesa.
→ RADICI | Gli Appiani e il Principato di Piombino
La famiglia che governò il piccolo Stato.
→ RADICI | Leonardo da Vinci a Piombino
Quando uno dei più grandi ingegni del Rinascimento studiò le difese cittadine.
→ RADICI | Il Castello di Piombino
Otto secoli di trasformazioni dietro le sue mura.
→ CURIOSITÀ | Le donne di Piombino
Da Caterina Appiani a Simonetta Vespucci ed Elisa Bonaparte.
Nel 1448 Alfonso d’Aragona arrivò a Piombino convinto di conquistarla.
Quasi tre mesi dopo se ne andò.
La città era ancora lì.
E forse, la prossima volta che qualcuno vi dirà che a Piombino non è mai successo niente, saprete da dove cominciare.



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