Fortezze abbattute, palazzi demoliti, piazze trasformate: viaggio nella città che abbiamo perduto.
Vi siete mai chiesti com’era Piombino cento anni fa?
E cinquecento?
Non intendo semplicemente come si vestivano le persone.
O quali negozi esistessero.
Intendo proprio la città.
Le strade.
Gli edifici.
Le piazze.
Perché alcuni dei luoghi che oggi consideriamo simboli di Piombino un tempo erano completamente diversi.
E alcuni degli edifici più importanti della sua storia sono scomparsi.
Non tutti per colpa delle guerre.
Non tutti per eventi naturali.
Alcuni sono stati semplicemente demoliti.
Questa è la storia della Piombino che non possiamo più vedere.
PIAZZA BOVIO PRIMA DI PIAZZA BOVIO
Cominciamo dal luogo più fotografato della città.
Piazza Bovio.
Oggi è una grande terrazza sul mare.
Un posto dove guardare l’Elba.
Aspettare il tramonto.
Camminare fino al faro.
Ma non è sempre stata così.
La piazza ha attraversato trasformazioni profonde.
E la sua estremità era occupata da una struttura difensiva.
La Rocchetta.
LA ROCCHETTA SCOMPARSA
Dove oggi si trova il faro sorgeva una fortificazione.
La Rocchetta.
Era parte del sistema difensivo della città.
Una presenza che cambiava completamente il significato di questo spazio.
Oggi Piazza Bovio ci sembra soprattutto panoramica.
Un tempo era anche un luogo strategico.
Un punto dal quale controllare il mare.
La Rocchetta venne abbattuta.
E il promontorio assunse progressivamente l’aspetto che conosciamo.
Provate a immaginarlo.
Togliete il faro.
Rimettete una fortificazione.
Aggiungete uomini armati.
Cambiate il profilo della piazza.
È ancora Piazza Bovio, ma è un’altra città.
PALAZZO APPIANI: IL TESTIMONE
Palazzo Appiani è uno degli edifici che permettono di comprendere questa trasformazione.
Il palazzo si affacciava su un contesto urbano e difensivo diverso dall’attuale.
La sua facciata verso il mare era collegata al sistema fortificato della Rocchetta.
E sotto l’edificio si conservano ambienti storici.
La sua stessa posizione ci racconta che il mare, un tempo, non era soltanto qualcosa da ammirare.
Era qualcosa da controllare.
→ RADICI | Sotto Palazzo Appiani: la Piombino nascosta
IL PALAZZO DEGLI APPIANI DELLA CITTADELLA
Ed eccoci alla perdita più incredibile.
Nella seconda metà del Quattrocento Jacopo III Appiani fece realizzare la Cittadella.
Il cuore della corte rinascimentale.
Qui sorgeva il palazzo signorile.
Uno degli edifici più importanti della Piombino degli Appiani.
Sopravvisse al Rinascimento.
Alle trasformazioni politiche.
Alla fine dello Stato di Piombino.
All’Ottocento.
E al primo Novecento.
Poi arrivò il 1959.
E venne demolito.
Al suo posto fu realizzata una costruzione moderna.
Non stiamo parlando di un edificio secondario.
Era una delle testimonianze più importanti della Piombino rinascimentale.
LA CITTADELLA CHE NON VEDIAMO PIÙ
Oggi possiamo ancora visitare la Cittadella.
Vedere la Cappella di Sant’Anna.
Raggiungere il Museo Archeologico.
Camminare negli spazi aperti.
Ma manca qualcosa.
Manca il palazzo che spiegava l’intero complesso.
E questa assenza cambia il modo in cui percepiamo il luogo.
Senza il palazzo, la Cittadella può sembrare un insieme di edifici storici.
Con il palazzo, era chiaramente una corte.
Una residenza principesca.
Un centro politico.
LA CITTADELLA NAPOLEONICA
Ma la storia non finisce qui.
Durante l’età napoleonica la Cittadella venne nuovamente trasformata.
Il complesso fu adattato alle esigenze della corte di Elisa Bonaparte e Felice Baciocchi.
Vennero progettati nuovi spazi.
Interventi urbanistici.
Sistemazioni monumentali.
Una parte dei progetti fu realizzata.
Altri rimasero incompleti.
Il risultato è che la Cittadella che vediamo oggi non corrisponde né completamente a quella rinascimentale né a quella napoleonica.
È il risultato di secoli di trasformazioni.
E di perdite.
→ LE DONNE DI PIOMBINO | Elisa Bonaparte
LE PORTE E LE MURA
Anche il sistema difensivo medievale ha subito cambiamenti.
La città antica era organizzata in rapporto alle proprie mura e agli accessi fortificati.
Oggi ne sopravvivono testimonianze importanti.
Il Torrione.
Il Rivellino.
Il Castello.
Ma l’espansione urbana ha modificato profondamente il rapporto tra la città e le sue fortificazioni.
Per comprendere davvero la Piombino medievale non basta osservare ciò che rimane.
Bisogna ricostruire anche le parti scomparse e i collegamenti tra le strutture.
LA CITTÀ CHE CRESCE OLTRE LE MURA
Poi arriva l’industria.
E Piombino cambia ancora.
La città cresce.
Nascono nuovi quartieri.
Nuove strade.
Nuove abitazioni.
Il centro storico smette di contenere tutta la vita urbana.
Il paesaggio viene trasformato dalle fabbriche.
Dalle infrastrutture.
Dal porto.
Dalla ferrovia.
E dalle esigenze di una popolazione in forte aumento.
La Piombino industriale non si limita ad aggiungersi a quella medievale.
Ne cambia la percezione.
QUANDO ANCHE LE FABBRICHE DIVENTANO MEMORIA
E oggi siamo davanti a un altro passaggio.
Perché anche parte del paesaggio industriale del Novecento è diventata storia.
Impianti dismessi.
Strutture non più utilizzate.
Edifici trasformati.
La domanda è la stessa che avremmo dovuto porci davanti al palazzo della Cittadella.
Che cosa vogliamo conservare?
E perché?
Non tutto può essere salvato.
Ma non tutto dovrebbe scomparire senza lasciare una traccia.
IL MIO CONSIGLIO: CERCATE I VUOTI
Fate una passeggiata diversa.
Cominciate da Piazza Bovio.
Immaginate la Rocchetta.
Guardate Palazzo Appiani.
Poi raggiungete la Cittadella.
Fermatevi davanti alla Cappella di Sant’Anna.
Provate a ricostruire il palazzo scomparso.
Infine attraversate il centro storico.
Cercate i cambiamenti.
Gli edifici moderni accanto a quelli medievali.
Le tracce delle mura.
Gli spazi che hanno cambiato funzione.
Perché a volte la storia più interessante di una città non è quella che possiamo fotografare.
È quella che dobbiamo immaginare.
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Ci sono città che perdono la propria memoria perché nessuno la racconta.
E città che la perdono perché abbattono i luoghi che la custodiscono.
Piombino ha conosciuto entrambe le cose.
Ma conoscere ciò che è scomparso significa anche imparare a guardare meglio ciò che rimane.
Perché una città non è fatta soltanto dei suoi edifici.
È fatta anche delle loro assenze.
